Omelia per Santa Mariaquas – Sardara, 21 settembre 2020

La Diocesi di Ales-Terralba si è ritrovata con il vescovo Mons. Roberto Carboni alle Terme di Sardara per la Solenne Concelebrazione della festa della Patrona Santa Mariaquas.

Ancora una volta siamo la Madre del Signore, che noi veneriamo qui da secoli con il titolo di Santa Mariaquas, ci riunisce attorno a Lei. Quest’anno si tratta di un incontro e di una festa con caratteristiche uniche, dato che la difficile situazione che stiamo vivendo e le note restrizioni suggerite dalla necessità di arginare il contagio, hanno condizionato questo momento celebrativo e festivo che sempre vede la partecipazione corale, numerosa, gioiosa di tanti fedeli e devoti da ogni parte della Sardegna. Non siamo pochi, ma sappiamo che altrettanti avrebbero voluto essere qui stasera per partecipare all’Eucaristia.

Le vicende di queste ultime settimane nel nostro territorio sollecitano tutti a una maggiore responsabilità e attenzione, per non vanificare tanti sforzi fatti nei mesi scorsi.  Certo, le difficoltà e i disagi ci sono, come pure la tristezza che le limitazioni mettono a una festa in cui la partecipazione di tanti fedeli è sempre stata significativa. Desidero spendere anche una parola di solidarietà per coloro che per tradizione trovano in questa e altre feste occasione di lavoro e sostentamento.  Sono coloro che hanno quelle che chiamiamo le “bancarelle. Comprendiamo i motivi delle autorità comunale nel limitare la loro presenza, ma li ricordiamo con solidarietà e simpatia.

Le difficoltà che stiamo vivendo, anche in questo contesto ecclesiale, possono essere affrontate come un’occasione per approfondire e capire meglio ciò che facciamo,  dare maggiore spessore  e solidità alla nostra fede,  perché gli aspetti esteriori, che pure fanno parte dell’espressione popolare della fede, possano essere ricondotti al cuore e all’essenza di ogni festa religiosa: l’incontro con il Signore, la ripresa del cammino cristiano stimolati e sostenuti dai Santi, in questo caso la Madre di Gesù, che ci insegnano sempre la via verso Cristo. 

Si tratta insomma di una occasione propizia per un rientro in noi stessi, per una maggior interiorizzazione di quanto celebriamo, per una possibilità di preghiera più partecipata e sincera, per una devozione che ci tocchi in profondità. 

Possiamo domandarci insieme: Quali atteggiamenti avere per vivere meglio, in modo “religioso” questa festa?

Credo che il primo e più importante atteggiamento siano prestare orecchio al messaggio che La Madre del Signore continua a darci attraverso i secoli: quello di essere attenti alle parole del Suo Figlio: fate quello che Egli vi dirà! A tempo stesso Maria ci invita a guardare al momento storico che stiamo vivendo, a quanto possiamo imparare dalla situazione difficile che in questi mesi ci ha un po’ travolto.  Il momento storico che ci è dato di divere ci ha quasi costretti a focalizzare la nostra attenzione su atteggiamenti e parole forse un po’ dimenticati. 

Ad esempio la parola: FARE ATTENZIONE, PRENDERSI CURA.

Essere attenti agli altri, specialmente agli anziani, alle persone sole

In questo periodo di pandemia molte ferite e fatiche sono emerse: prima di tutto la solitudine degli anziani. Sappiamo che questa ferita non è di oggi o solo legata al coronavirus. La popolazione, come ci dicono le statistiche, sta invecchiando notevolmente. Questo chiede certo una programmazione in termini di assistenza, di cura Ma anche un nuovo modo di pensare e vedere la persona anziana e il suo posto nella società e nel contesto familiare. Tante volte Papa Francesco ci ha invitato a dare attenzione, affetto, cura agli anziani a farli sentire parte della famiglia, della comunità. La tentazione della “cultura dello scarto” può insinuarsi tra noi. Interroghiamoci sul nostro rapporto e modo di trattare gli anziani nelle nostre famiglie, sulla capacità di incontro, ascolto, attenzione non solo ai loro bisogni ma al loro desiderio di ascolto. 

L’altra parola che è ritornata con forza è DIALOGO: dialogare tra noi ma specialmente con i nostri giovani. La pandemia ha reso ancora più difficile il loro inserimento nel mondo del lavoro, la ripresa delle attività o la crisi di quelle appena avviate.  Come cristiani, come Chiesa, ma anche come istituzioni civili, dobbiamo riprendere il dialogo con i giovani. Non si tratta di chiudere gli occhi o solo di avere un atteggiamento “giudicante” di fronte ai problemi che pure hanno, ma di dar loro fiducia, scommettere che possono fare emergere gli aspetti migliori, dare loro speranza.  Nella nostra regione riprenderà la scuola: un luogo fondamentale per far maturare le giovani generazioni, per stimolare la speranza e dare strumenti per comprendere la realtà ma anche modificarla. Pensiamo al rispetto per gli altri, per la natura, alla possibilità di farsi domande sul senso dell’esistenza e su Dio.

 In questo periodo di pandemia è spesso ritornata la parola POVERTÀ.  SI è acuita la povertà di molte famiglie, per mancanza di lavoro, perché si è perso il lavoro, si sono affacciati i debiti.  È vero che persone singole e istituzioni si sono mosse per aiutare. Non posso fare a meno di ricordare la Caritas della Diocesi Ales- Terralba che con generosità si è messa a disposizione di quanti avevano e hanno bisogno, distribuendo cibo, beni di prima necessità, offrendo ascolto o studiando il modo di venir incontro alle micro e piccole imprese per permettere una ripresa delle attività. Lo stile della condivisione è stato uno degli aspetti positivi di questo dramma. Fra le altre cose questo tempo ha messo in evidenza la fatica ad aiutare.

 Permettete un’ultima parola che mi pare abbia ripreso una risonanza diversa in questo tempo. Si tratta della FEDE. La limitazione alle espressioni di fede, al vissuto liturgico a cui si era abituati, ci ha interrogato sul nostro stile di divere la fede e stimolato a fare la differenza tra le “abitudine” e le scelte di vita, tra la vita interiore di incontro con Dio e con gli altri e le manifestazioni che spesso andavano avanti per routine. Si tratta adesso di riprendere con nuovo entusiasmo e motivazione il cammino della comunità cristiana, della formazione cristiana dei bambini, ragazzi, giovani, trovando anche nuovi percorsi. 

Voglio per questo incoraggiare tutti, presbiteri e laici, ad incontrarsi nelle comunità cristiane, a dialogare per trovare nuovi percorsi, per valorizzare ricchezze che pure vi sono. Affido alla Madre del Signore, a SantaMariaquas, il cammino della Diocesi e di ogni comunità cristiana. Chiediamo a lei di aiutarci ad ascoltare il Suo Figlio Gesù per poterlo annunciare e testimoniare nella vita quotidiana. Amen – 

+Roberto, vescovo.

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