Omelia per l’ordinazione di Don Mario Meloni

Don Mario Meloni, ordinato presbitero per la Chiesa di Ales-Terralba

Fratelli e sorelle, carissimo Mario,

in questo mese di ottobre il Signore ha fatto il dono alle nostre chiese di Oristano e Ales- Terralba dell’Ordinazione di tre nuovi sacerdoti. Due ad Oristano nella prima settimana di ottobre e oggi l’ordinazione di Mario Meloni per la Chiesa di Ales- Terralba.

Ringraziamo il Signore per questi giovani uomini che hanno detto sì!. In primo luogo, perché essi manifestano che il Signore chiama nel contesto della famiglia, della comunità cristiana, e questa a sua volta è capace di generare e curare le vocazioni, tutte quello che compongono la Chiesa ma specialmente in questa circostanza, la vocazione al presbiterato.

Ecco caro Mario, sei un dono del Signore per questa Chiesa, perché Gesù vuole farsi presente attraverso la tua persona, la tua carità, la tua parola e il tuo ministero in mezzo al Suo popolo.

Ogni vocazione è sempre una chiamata personale a mettersi in cammino, a mettere in gioco la propria vita, dove il Signore va poi scrivendo, in un dialogo di libertà, la Sua storia di salvezza, nella misura in cui la persona gli va aprendo le porte del cuore e della mente.

La vocazione, la chiamata al ministero presbiterale di Mario Meloni, figlio di questa comunità cristiana di S. Chiara, si intreccia con una storia personale non scontata, dove il Signore ha agito, nel rispetto della libertà della persona, muovendo il cuore, suscitando cambi, offrendo nuove sintesi, prospettando percorsi di vita che attraverso il discernimento poi si sono tramutati in decisioni, in scelte durature di cui oggi celebriamo un nuovo e significativo riepilogo.

La vocazione di Mario si potrebbe definire una “vocazione in età adulta”, che arriva come prima sintesi di un percorso personale spirituale, dopo anni di studio e lavoro. Una vita simile a quella di tanti giovani, con gli interessi, il lavoro, i divertimenti, ma ad un certo punto in questa vita “ordinaria” entra lo straordinario, la presenza del Signore Gesù che chiama, che chiede di aderire a quell’invio in missione come ha chiesto ai suoi discepoli.

Nello strato più profondo di ogni vocazione c’è questa roccia ben solida che potremmo tradurre in uno slogan: passione per Cristo, passione per l’umanità. Infatti, la sequela di Gesù significa proprio questo: lasciare a Dio il centro della nostra vita ed è Lui poi che ci spinge ad aprirci all’amore per i fratelli. Il ministero presbiterale al quale Mario si sente chiamato, mette radici nella roccia solida del Vangelo. Infatti, a che cosa mira il ministero presbiterale se non a lasciare che Cristo sia al centro nella nostra vita e aiutare tutti coloro ai quali siamo mandati perché anche per loro diventi il centro della vita.

Il vangelo di questa XXX domenica ci presenta la guarigione da parte di Gesù del cieco Bartimeo. Non è solo la cronaca di una guarigione, ma anche un messaggio più profondo ai discepoli che non riescono a vedere la novità rappresentata dal Signore. Dobbiamo chiedere al Signore di avere occhi nuovi, anche per comprendere il grande dono della vocazione presbiterale, per coglierne la bellezza e responsabilità. Dobbiamo chiedere al Signore che guarisca Lui la nostra fatica nel vedere i segni della Sua presenza. Come presbitero sarai chiamato prima di tutto a lasciarti aprire gli occhi dal Signore per poi aiutare altri fratelli e sorelle ad aprire a loro volto gli occhi del Cuore per poter vedere il Signore.

L’amore per la Parola di Dio, la centralità della Eucaristia, la preghiera come dialogo continuo con il Signore, la Riconciliazione vissuta e donata come riconoscimento della propria creaturalità e della bontà misericordiosa di Dio, l’amore e il servizio verso tutti. Sono i fondamenti della vocazione presbiterale. Sei chiamato, Mario, ad essere “uomo della Parola di Dio”. A te è affidata la Parola e tu sei affidato alla Parola. Devi ricordare che non si tratta di dire o spiegare parole tue, idee tue, intuizioni che vengo da te. Ma essere un punto, una porta attraverso la quale Dio che parla si fa vicino al suo popolo. Sei chiamato a un rapporto quotidiano con la Parola; a lasciarti conquistare da Essa e lasciarti guidare nelle scelte della vita. Attraverso la Parola ad avere sempre più “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”.)

Attingendo dal mandato del Signore, sei chiamato a fare Eucaristia con le comunità e i cristiani a cui sarai mandato. La tua parrocchiali origine è intitolata a S. Chiara, che insieme a s. Francesco ha riservato al mistero Eucaristico parole profonde di adorazione, riconoscendo in esso il legame tra la morte di Cristo e la Sua presenza in mezzo a noi sino alla fine del mondo.

Il presbiterato non è un privilegio umano, ma un dono che si riceve gratuitamente e gratuitamente dobbiamo restituire all’Altissimo. Non è un mestiere, ma un servizio a cui sei chiamato da Dio attraverso la Chiesa.

Voglio soffermarmi su questo punto centrale alla Santa Madre Chiesa. È significativo che la tua presentazione alla comunità usi queste parole: “La santa Madre Chiesa chiede che questo fratello sia ordinato presbitero”. La tua vocazione al ministero presbiterale infatti non è generica, ma si radica nella Chiesa, viene dalla Chiesa ed è a servizio della Chiesa, sia universale che locale, la chiesa diocesana dove sarai inviato a servire il popolo di Dio.

Ecco caro Mario dovrai coltivare nel tuo cuore ogni giorno l’amore alla Chiesa che si manifesta nell’amore al popolo di Dio e ai suoi pastori.  In questo cammino non sei solo: sei accompagnato dalla Chiesa, sei sostenuto dalla tua famiglia, ma soprattutto sei guidato dal Signore e tenuto per mano dalla Madre di Gesù che noi veneriamo in questa diocesi con il titolo di Santa Mariaquas. Sia Lei a portarti sempre a Gesù e al tempo stesso farti attento alla povertà materiale e spirituale dei tuoi fratelli. Ella ti invita a “fare quello che il Signore ti dirà”. Così sia nella tua vita di presbitero. Amen

+Roberto Carboni, vescovo di Ales- Terralba

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