Don Andrea Martis, ordinato presbitero per la nostra Chiesa diocesana – Omelia del Vescovo Roberto

ORDINAZIONE SACERDOTALE DI DON ANDREA MARTIS

3 LUGLIO 2021

Carissimi fratelli e sorelle, carissimo Andrea, 

La solenne liturgia che stiamo celebrano ci coinvolge e interpella tutti.  Essa è un momento di grazia non solo per Andrea, ma per la Chiesa universale e per la Chiesa particolare di Ales- Terralba, per la comunità cristiana di Guspini che lo ha generato nella fede, e per la sua famiglia, i suoi formatori e gli amici qui convenuti. Sebbene i nostri sguardi e la nostra preghiera siano concentrati su Andrea, l’orizzonte di ciò che celebriamo non si riduce solo alla sua persona, ma la supera e assume contorni più ampi, poiché da qui si innalza la nostra lode alla Santissima Trinità: a Dio Padre che dona la vita, a Dio Figlio che invia per annunciare la Sua morte e resurrezione, a Dio Spirito Santo che con la sua presenza, vivifica e santifica ogni cosa. Non è questa una festa privata, un fatto personale, un traguardo in solitario. La preghiera e i gesti sottolineano che si tratta di un evento di Chiesa che ha fatto discernimento sulla sua vocazione, l’ha confermata e oggi è testimone autorevole del suo “sì” al servizio di Dio nell’ordine del presbiterato. Nella liturgia di Ordinazione emerge la dimensione personale e comunitaria della “vocazione”. In essa si intreccia in modo misterioso il dialogo tra la libertà di Dio che chiama, che sceglie, che invia, e la libera risposta della persona, che accoglie la chiamata del Signore, vi risponde con generosità, accetta di essere inviata per il bene dei suoi fratelli. Si tratta un mistero che coinvolge in profondità la persona umana, e dunque da trattare con rispetto e attenzione. Attraverso la sua famiglia, i suoi formatori, il vescovo Giovanni che ha fatto con lui il discernimento iniziale e altre persone che sono state per lui guida e provvidenza, e in ultimo i suoi formatori attuali: il Rettore del Collegio Capranica e gli altri formatovi presenti e infine io, suo vescovo, Andrea è stato sostenuto nel suo discernimento, cioè nel capire, accogliere e amare il progetto di Dio su di lui. Come gli apostoli di Gesù, come tutti noi, anche Andrea ha sperimentato che la risposta alla vocazione non è una data fissa da segnare nel calendario, non è solo la data odierna dell’ordinazione seppure significativa, ma è una risposta dinamica, generosa, quotidiana che continuamente mette in gioco sé stessi, rinnovando il dono di sé. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato illumina questa celebrazione. Il profeta Ezechiele ci riporta le parole del Signore: “Ecco, io ti mando. Essere inviati non è dunque una rivendicazione umana, un privilegio ma un “mandato” che noi riceviamo come dono gratuito e gratuitamente dobbiamo restituire all’Altissimo. Non è un mestiere, ma un servizio, non è una medaglia, ma un impegno tremendo e sublime, dove siamo messi a contatto conil grande mistero dell’umiltà di Dio che si presenta ogni giorno nelle nostre povere mani nell’apparenza del pane che chiede di essere condiviso. Applicato a te Andrea, le parole di San Francesco d’Assisi ai suoi frati sacerdoti: “Badate alla vostra dignità, fratelli sacerdoti, e siate santi perché egli è santo. E come il signore Iddio vi ha onorato sopra tutti gli uomini, con l’affidarvi questo ministero, così voi amatelo, riveritelo e onoratelo più di ogni altro uomo”. Nella liturgia dell’Ordinazione sacerdotale vi è una domanda semplice maal tempo stesso forte, profonda, impegnativa: La Santa Madre Chiesa chiede che questo fratello sia ordinato presbitero. Il vescovo domanda: Sei certo che ne sia degno? Don Andrea sa che il ministero sacerdotale ordinato non è unicamente un progetto personale. Sa anche che è solo il Signore che ci fa” degni di Lui”. Sebbene noi siamo chiamati a dare tutto il nostro cuore e tutto noi stessi, la vocazione e l’ordinazione rimangono un dono. Esso non viene conquistato con qualità umane, seppure esse siano importanti e utili. Gli stessi studi di teologia, che Andrea ha intrapreso con passione e frutto, non hanno in definitiva altro scopo se non di farci amare e conoscere Colui che ci ha amato e conosciuto per primo. Il dono di Dio è il tesoro di cui parla san Paolo e ci viene consegnato in vasi di argilla che siamo noi stessi, la nostra storia.  L’apostolo Paolo nella Prima lettera ai Corinzi (I Cor 4,7) ci ricorda: Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come non l’avessi ricevuto? Si è chiamati dalla Chiesa, che a sua volta riconosce la chiamata di Dio, fa discernimento, per il servizio al popolo di Dio. Certo, nella risposta e nel servizio entra anche la dimensione personale, dove ci si consegna alla sempre più profonda relazione con Dio. Paolo nella lettera ai Corinzi ci ricorda che è la Grazia del Signore che si manifesta nella nostra debolezza. Paolo parla di debolezzae nel vangelo che abbiamo ascoltato, il Signore si meraviglia della “incredulitàdei suoi concittadini. Il ministero è certo fonte di gioia nella consapevolezza di servire il Signore e i fratelli, ma al tempo stesso, lo sappiamo bene non manca la dimensione della croce, le fatiche, i momenti di debolezza.  Sperimentiamo la fragilità personale, lo sconcerto nel vedere che i frutti del ministero non sempre corrispondono alle energie spese, e non manca, come Gesù stesso aveva sperimentato, l’incomprensione e i malintesi. 

Caro Andrea, cari fratelli e sorelle, non deve sorprendere questo accenno alle fatiche in questo giorno orientato alla gioia e alla gratitudine, a far risaltare la bellezza e la grazia del Signore che coinvolge questo giovane nella Sua opera di annuncio della salvezza. È il Signore stesso che ha sperimentato in prima persona queste due dimensioni contrapposte: l’accoglienza entusiasta e il rifiuto, l’adesione e il tradimento. Lui, il Maestro ci ha insegnato a vivere tutte queste dimensioni nella fede in Dio Padre che mai ci abbandona, anche nei momenti più difficili. 

Caro Andrea, che ci uniamo alla tua gioia e alla gratitudine al Signore per il dono di te stesso a Dio, consapevoli che, come in tutte le vocazioni, vi è una dimensione “festiva” ma anche “feriale”, una fedeltà quotidiana che ci impegna e talvolta ci ferisce, ma anche ci dà gioia e pace. 

Il senso della tua ordinazione sacerdotale può essere racchiuso in poche parole, ma dense di significato

ricevi un dono ma al tempo stesso una responsabilità, sei annunciatore di una Parola che tu stesso hai ricevuto e che ti trasforma, amministri il Corpo del Signore, l’Eucaristia, lasciandoti trasfigurare da quello stesso dono che ti supera e a cui non devi mai “abituarti”. Tutta la tua persona deve farsi tramite della Grazia di Dio che attraverso di te e con te il Signore distribuisce generosamente a tutti i suoi figli.

Così sia! 

Roberto Carboni, vescovo 

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