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Due appuntamenti per il clero diocesano

Al termine dell’estate, con la ripresa dell’anno pastorale, due convegni importanti attendono il preti. Uno a dimensione diocesana, l’altro rivolto a tutti i preti della Sardegna.
Il 26 e il 27 settembre a Vallermosa il clero diocesano è convocato a Vallermosa: due giorni di intenso lavoro per mettere a punto il progetto pastorale già avviato nel recente Sinodo e per riflettere sul ruolo e l’identità del presbitero nel quadro del rinnovamento pastorale e del volto della Chiesa in questo tempo. Il primo giorno sarà dedicato infatti ad una rivisitazione della vita del sacerdote. Il ministero presbiterale esige oggi un profondo rinnovamento. È nell’esercizio del suo ministero che si gioca la sua identità di cristiano, di prete, di animatore, guida e maestro. Già il nostro Vescovo aveva tracciato, nell’ultimo ritiro del clero a giugno, le coordinate in cui si muove questo processo di conversione: il suo rapporto con Dio, innanzitutto. La Parola, di cui egli è servitore e ministro, deve diventare prima suo cibo e motivo ispiratore. Per essere maestri, insomma, si deve mantenere lo spirito e l’atteggiamento del discepolo. Nella preghiera, nello studio, nello stile di vita. Il suo radicamento nella comunione presbiterale è presupposto e condizione indispensabile. Il prete è tale se espressione di un presbiterio, che vive la comunione fraterna, intorno al suo Vescovo. Non è concepibile nessun impegno ministeriale e pastorale, se non radicato nella comunione col presbiterio. Non si dà, se non a rischio di contraddizione e di sterilità, alcun personalismo individualistico. Questo spirito comunionale deve tradursi anche nel metodo pastorale. L’indicazione esplicita del recente Sinodo diocesano, quella che verte sulle Unità Pastorali, ne è l’espressione pratica, e deve ispirare ogni progetto pastorale, a livello diocesano e parrocchiale, nonché nell’attività degli organismi pastorali, associazioni, gruppi, movimenti. Il rinnovamento della pastorale ecclesiale coinvolge direttamente, in modo essenziale, i laici: fine del clericocentrismo, per una gestione comunitaria, che coinvolga tutta la comunità cristiana. Al presbitero è chiesto un modo nuovo di rapportarsi con tutte le componenti ecclesiali che animano la sua comunità. Il prete, ricordò il Vescovo P. Roberto, è uomo di relazione: e la relazione con i laici, con tutta la comunità che egli presiede, deve essere coltivata nel rispetto e nella valorizzazione di carismi e ministeri presenti in tutto il Popolo di Dio. Temi decisamente attuali, da riproporre in questo rapido volgere di tempi: il processo di progressiva secolarizzazione e, contestualmente, la riduzione numerica del clero e il suo invecchiamento anagrafico non permettono alcuna lentezza o sottovalutazione dell’urgenza. Guiderà la riflessione del primo giorno il teologo don Dario Vitali, docente all’Università Gregoriana, noto per le sue numerose pubblicazioni in libri e riviste. Il secondo giorno sarà tutto dedicato alla riflessione sulla nostra situazione diocesana. Il Vescovo P. Roberto introdurrà i lavori proponendo una sua lettura della situazione pastorale in diocesi: egli raccoglie la preziosa eredità del Sinodo, riflette sullo stato di attuazione delle proposte da questo emerse, indicherà piste di riflessione per un programma pastorale nel prossimo futuro. I preti, riuniti in diversi tavoli di discussione, approfondiranno le indicazioni del Vescovo per tradurle in proposte operative concrete.

Convegno Regionale del Clero
L’altro appuntamento è a dimensione regionale: il 12-13-14 ottobre i preti sardi si ritroveranno ad Orosei, per il convegno regionale. L’evento è già significativo in sé: l’ultimo convegno del Clero sardo risale al 1994. Sono passati ventidue anni, e il quadro ecclesiale è notevolmente mutato. E del resto appare importante che il territorio regionale viva una dimensione di comunione ecclesiale, che accomuni tutte le chiese diocesane. Si può e si deve parlare di una Chiesa sarda, che esprima comunione e collaborazione tra le diverse diocesi. Era lo spirito e l’indicazione del Concilio plenario sardo, di cui si conserva purtroppo scarsa memoria. Questa dimensione regionale resta a livello episcopale, nella Conferenza dei Vescovi, e nel Seminario Regionale con la Facoltà teologica. Ma nella prassi pastorale appare frammentata. Per questo il convegno regionale del clero può riattivare un’impostazione e una progettazione pastorale interdiocesana, Il tema proposta sarà la formazione permanente del Clero. È argomento che la Conferenza Episcopale Italiana sta trattando da due anni. I Vescovi vedono nel clero il cardine intorno a cui si muove ogni progetto di innovazione pastorale: il laicato può assumere sempre di più un ruolo di corresponsabilità, se i preti ne condividono le dinamiche. Per questo è necessaria una dotazione culturale, teologica, spirituale e umana che non può basarsi solo sul già sperimentato e collaudato nell’esperienza del passato. Guiderà la riflessione Mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno, presidente della commissione episcopale per il Clero e la vita religiosa. È lui che con la sua larga esperienza e profonda competenza che ha guidato i dibattiti in seno alla CEI, soprattutto con due corpose relazioni. Al convegno riproporrà gli stessi temi. È previsto inoltre l’intervento di un Vescovo e di un presbitero (mons. Morfino e don Mario Simula), che porteranno la riflessione nel contesto della Chiesa sarda e del vissuto dei preti.

don Antonio Massa
vicario episcopale per la Pastorale

(Vedi in Conf. Ep. Sardegna)

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