Sante Giusta

Giustina ed Enedina

Sconosciute alle antiche fonti agiografiche, furono introdotte dal Baronio nel Martirologio Romano al 14 maggio sull’autorità di scrittori sardi che riferivano soltanto tradizioni locali.

Secondo queste tradizioni le tre sante erano sepolte e venerate nella cattedrale della città episcopale di Santa Giusta, già esistente nel secolo XII, ma unita ad Oristano all’inizio del secolo XVI, e che avrebbe appunto preso il nome dalla prima delle tre martiri. Indipendentemente dal Baronio, anche il Ferrari le inserì nelle sue opere, affermando che di esse non esisteva alcuna passio; invece nel 1616 un certo Martis, canonico della cattedrale di Oristano, pubblicò una biografia delle martiri dicendo di averla scoperta in un antico codice.

Secondo questo scritto evidentemente fabbricato dal Martis, Giusta sarebbe nata ad Eaden da madre pagana, di nome Cleodonia; educata nella religione cristiana dal vescovo Ottazio, dovette sopportare la persecuzione della madre che voleva farla apostatare, finché non fu messa a morte insieme con Giustina ed Enedina, al tempo dell’imperatore Adriano.

Il loro culto è molto diffuso in Sardegna e alla sola Giusta sono dedicate ben undici chiese.

Poiché di queste martiri non si hanno documenti locali antichi e degni di fede e gli stessi scrittori sardi le attribuiscono non solo ad Oristano, ma anche a Torres ed a Cagliari (qualcuno perfino pretende sapere che sarebbero morte sotto Diocleziano e sepolte nella cripta di San Restituta di quest’ultima città) sembra probabile l’opinione del Lanzoni, accettata pure dal Delehaye, secondo la quale si tratterebbe di due o tre martiri africane, venerate in Sardegna e con l’andar del tempo credute del posto.

Giusta infatti è commemorata nel Martirologio Geronimiano il 15 luglio ed in altri giorni come martire di Cartagine ed è venerata in altre città della Corsica e dell’Italia meridionale; Giustina sarebbe uno sdoppiamento di Giusta, mentre Enedina sarebbe la martire di Abitina di cui parla san Cipriano ed il cui nome sarebbe stato corrotto dall’originale Heredina o Herectina.

Autore: 
Celestino Zancudi

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