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Tremila fedeli per la patrona Santa Mariacquas

Anche quest’anno come da tradizione plurisecolare, visto che il vescovo mons. Giuseppe M. Pilo ne parla come d’uso antico già nel 1762, la festa di Santa Mariaquas è iniziata con il consueto pellegrinaggio che trasferisce il simulacro dalla parrocchiale dell’Assunta al Santuario delle Terme.

La Messa “della partenza” di sabato 17 ha offerto a tutti un sapore particolare: i banchi erano traslati indietro per far posto a Lei, Maria, e ai suoi figli più cari, i malati assistiti dai volontari dell’Unitalsi.

Il pellegrinaggio era aperto dall’undicesima rassegna dei Gruppi Folk del Medio Campidano con la partecipazione di oltre 20 comitive in costume tradizionale. Un’apertura solo all’apparenza folkloristica, numerosi sono infatti i gruppi che hanno effettuano il percorso al canto del rosario in lingua sarda, dando vita ad una particolare polifonia dovuta alle diverse melodie paesane. Facevano seguito numerosi cavalieri, le associazioni di volontariato, la banda musicale ed infine il simulacro della Vergine adagiato sull’antico cocchio trainato con mansueta dignità da un giogo di buoi. Il Comitato, che con mesi d’anticipo mette sapientemente mano all’organizzazione della festa, ha ormai consolidato un rituale nell’approntamento de “su cocciu”, e le signore coinvolte ritengono un onore porre, sui loro sostegni, i quattro puttini portanti mazzi di fiori.
L’arrivo della processione al Santuario, quando oramai il sole era tramontato, è stato segnato dal tributo generale di quanti avevano atteso la Santa, in un’esplosione di applausi e di saluti sullo scenario di spettacolari effetti luminosi che tingevano il cielo.
Domenica 18 è stata giornata di funzioni religiose al Santuario; diversi sacerdoti di tutta la diocesi, e non solo, si sono messi a disposizione di tutti i fedeli che hanno sentito il richiamo di un’autentica riconciliazione. Durante lo speciale Giubileo della Misericordia la chiesetta campestre vanta, infatti, assieme alla cattedrale di Ales, la possibilità di accedere alla Porta santa e di attingere al dono speciale di grazia dell’indulgenza.
Quest’anno, in occasione dei festeggiamenti, l’amministrazione comunale ha installato nell’area campestre una fontanella da cui sgorga l’acqua termale ad una temperatura di 70 gradi e con una composizione simile a quella di Vichy.
Per consuetudine la festa religiosa coniuga con armonia sacro e profano, gusto e convivialità. L’aspetto più rustico e mangereccio della Sagra è posizionato tra la strada provinciale e lo sterrato retrostante la chiesetta. Simile ad una fiera mercato lo spazio circostante ha offerto una varietà di stand espositivi, bancarelle di oggettistica, giocattoli, prodotti agroalimentari, dolciumi e torroni di qualità e, per finire, non sono mancate le tradizionali “Paràdas” che ospitando all’interno tavoli e panche, sono diventati veri spazi di socializzazione e di convivialità con animazione fino a tarda notte.
Lunedì 19 settembre l’area termale è tornata ad essere luogo privilegiato di condivisione, di riflessione e preghiera. Alle 18 il simulacro della Madonna è uscito dal Santuario per essere condotto in processione all’anfiteatro, accompagnato dal Vescovo mons. Roberto Carboni, vescovo della Diocesi Ales-Terralba, dal Clero diocesano e dalle Confraternite parrocchiali. Durante la Concelebrazione Eucaristica, con la partecipazione dei Cori della Beata Vergine Assunta e di Sant’Antonio, il Vescovo ha spezzato, per le migliaia di fedeli presenti, la Parola e ha affidato il nuovo anno pastorale all’intercessione della Madonna delle Acque. Tra i fedeli ancora una volta risultavano in prima fila i fratelli sofferenti, abilmente assistiti dai volontari dell’OFTAL. A conclusione della concelebrazione una festa di luci pirotecniche ha illuminato la sera e i fedeli partecipanti alla Santa Messa.
Martedì 20 ha riportato tutti alla quotidianità degli impegni e dei doveri, ma il pomeriggio ha raccolto ancora tutti i sardaresi per l’accoglienza a “sa Santa chi torrat”. Come al solito, il tratto campestre è stato snello e agevole, ma non altrettanto quello cittadino: lungo il cammino i fedeli hanno infoltito il corteo peregrinante che è diventato un lungo serpentone di ceri colorati. Nella piazza, con un copione cha da tempo si ripete inalterato, il vescovo mons. Carboni, ha dato voce al commiato alla Madonna delle Acque e la benedizione eucaristica ha chiuso questo momento di fede in famiglia.
Luisa Cuccu

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